SEE? NOW?

E’ di Francesca l’idea e la realizzazione di See? Now.
Hanno posato per il progetto, le nostre ragazze di Scuola di Boudoir.

“Oggi volevo parlarti di un progetto che mi sta immensamente a cuore. Nella vita, tra le altre cose sono una fotografa. Visto che la tematica della molestia per strada mi è carissima, avendola io subita più volte e vedendo le limitazioni che impone al quotidiano di quasi tutte le donne, ne ho fatto un progetto fotografico. Volevo parlare dei “semplici sguardi” che abusano delle donne con prepotenza. Non dell’occhiata casuale (quella la lanciamo tutti!), ma dell’insistenza, di quegli occhi che ci fanno (inspiegabilmente) sentire in colpa per esserci messe una gonna o un vestito scollato, che ci fanno temere delle conseguenze. In natura lo sguardo fisso è appannaggio del predatore. Esso infatti usa la vista per identificare la preda e, per moltissimi animali, lo sguardo diretto è un messaggio di minaccia molto forte. Gli animali che non hanno cattive intenzioni quindi lo evitano. Perché l’uomo no? O meglio, perché allora anche uno sguardo così non può essere considerato violenza, dato che lo è a livello primordiale? So che l’obiezione potrebbe essere quella che uno sguardo non fa male a nessuno e da una parte è vero. Tuttavia sono sicura che tutte le donne che mi leggeranno sanno bene di che cosa sto parlando e conoscono la differenza tra uno sguardo innocuo e uno minaccioso, lo stesso sguardo che si usa per guardare un oggetto che desideriamo, qualcosa che può solo subire passivamente la nostra voglia di possesso. L’accettazione di questi sguardi ci porta, innanzitutto, a limitarci come individui e io questo non riesco a tollerarlo, adoro viaggiare da sola, uscire da sola la sera, ma mentirei se dicessi che non ho paura. Eppure, per mia fortuna, non sono mai stata violentata. Ma questa violenza “visiva” la subisco fin da quando sono ragazzina. Inizialmente, per istinto, guardavo di rimando, con l’arroganza tipica dell’adolescenza. Mia madre si arrabbiò molto quando lo seppe e, tentando di proteggermi, mi disse di abbassare sempre lo sguardo “Non lasciare intendere nulla, guarda altrove.”. Non gliene faccio una colpa perché posso immaginare le paure di una madre, ma in questi occhi bassi c’è tutto. Tutta l’umiliazione, la colpevolizzazione di chi è solo vittima e la limitazione sulla nostra libertà individuale. So che probabilmente rispetto al tema della violenza fisica vera e propria questa sembrerà una inezia, ma sono convinta che è da qui che si inizia, che su 100 innocui, che non andranno mai oltre questo, ci sarà quello che vivrà questo potere sulle donne come un incentivo ad andare oltre. Il mio progetto fotografico si è rivolto a modelle e ragazze mie amiche, ma vorrei aprirlo a tutte: se qualcuna vuole partecipare (chiaramente a titolo gratuito, non faccio questo per guadagnare) mi può contattare. La fotografia, se fatta bene, ha un grande potere: sensibilizza chi guarda e dà forza a chi posa e scatta. Voglio rendere visibile e reale un problema così intangibile. Questi occhi che disegno, neri, calcati, sono come io percepisco questi sguardi e vorrei che anche gli altri (soprattutto gli uomini) li vedessero (da qui il nome SEE?NOW?), vedessero questi occhi come vedono i lividi nelle campagne contro la violenza.”
Francesca Reihan Bonvini