AUTOEROTISMO

Prosegue la STAFFETTA tra me, lo staff di Scuola di Boudoir e voi da casa nel parlare di Autoerotismo, inteso come amore per se stessi, coccole, sfogo. Se vogliamo è anche un modo per capire cosa piace a noi, per poi esprimerlo al nostro partner. Se non ci conosciamo come possiamo pensare che sia l’altro, al di fuori di noi, a saperlo? In Italia ancora rimane forse il più grosso tabù, soprattutto se a praticarlo e’ la donna. Studi fatti dicono non solo che ancora nel 2020 tante donne in vita loro non si sono mai sfiorate, ma si vergognano a parlarne anche con le amiche. Non sono una sessuologa e non voglio dare informazioni sbagliate, ma io come artista e operatrice di campagne sociali, voglio abbattere i tanti tabù di questa società. Lo faccio supportata dalla Scuola di Boudoir che partecipa a questa iniziativa e con voi che non in forma anonima, ma mettendoci nome e cognome saranno insieme nel dire che L’ AUTOEROTISMO NON E’ PECCATO, ma un momento sano e genuino in cui ognuno di noi sta con se stesso. A questo progetto partecipano ovviamente anche persone con disabilità, amici e conoscenti social, per abbattere l’idea che la disabilità non rende asessuati per magia (e finiamo di pensarlo!), ma che ogni persona ha la propria sessualità, bisogni, desideri.
Ringrazio immensamente tutti voi che avete apprezzato con entusiasmo e fin da subito questo progetto.
Tutti gli scatti saranno pubblicati da oggi fino al 31 luglio in questa pagina, giornata mondiale dell’orgasmo.
Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo lottare mettendoci noi stessi e così faccio io, sempre.

PERCHE’ HO DECISO DI FARE QUESTO PROGETTO ?
Sono arrogante ? (parto da questa domanda). Da una prima lettura potrei dire di sì. Chi rimane in superficie vede una donna sicura, con le idee chiare, che non gli interessa il parere degli altri e con una certa dose di autostima e libertà. Questo nella società di oggi sicuramente dà fastidio, soprattutto se ad esserlo è una donna. Non so per quale motivo ma sembra che sia più accettabile dagli altri, dalla nostra società, farsi del male e vivere all’inseguimento dell’approvazione degli altri. Cosa curiosa se ci pensiamo. Aggiungiamo poi che una donna deve stare al suo posto e non alzare né la testa né la voce. L’anno prossimo compirò 50 anni e se faccio un bilancio della mia vita, posso dire che solo negli ultimi anni ho acquisito una serenità, una consapevolezza di me, del mio valore. Ultimi anni! Significa, che se quantifichiamo, per QUARANTICINQUEANNI non ero me stessa, ricercavo l’approvazione degli altri e il riconoscimento della mia persona. 45 non è poco! Mi rendo conto che appaio a tanti, compulsiva, forte, piena di vita, eccessiva. Ci sta. Di temperamento sono una che ama la vita e curiosa, un po’ iperattiva di mio, ma questa forza, esuberanza, fame, è scaturita da un lungo periodo in cui mi sono fatta a pezzi, fisicamente e mentalmente. Per un anno non avevo più le mestruazioni, per tanti anni avevo un rapporto malsano con il mio corpo, lo martoriavo, ho anestetizzato le emozioni, pulsioni, desideri. Chi era il carnefice e chi la vittima? In entrambi i casi sono stata io. Cercavo di piacere a tutti, ma non avevo un’identità. Non mi conoscevo e non mi autorizzavo ad essere me stessa. Un giorno, tanti giorni, ho toccato il fondo e ho capito che o la facevo finita o era il caso di cambiare e cosi ho fatto. Un percorso lungo, durato anni e più iniziavo a fare ciò che mi diceva la pancia più acquisivo forza e benessere. Mi sono stupita lo ammetto e ho capito che tanto male non ero. In fondo tutti possiamo essere niente male, non togliamo niente agli altri, anzi forse è proprio quando incominciamo a stare bene ed essere sereni che siamo pronti a dare qualcosa al prossimo, perchè non lo facciamo più per bisogno, ma per piacere. La fotografia mi ha aiutato molto a liberarmi, a conoscermi e a fare pace con me stessa. Provengo da un passato di timidezza, insicurezza, di rapporti sessuali bianchi immacolati dove ero talmente immersa dai miei problemi alimentari che spronavo il partner a “consumare” altrove, comprendendo le sue necessità. (Oppure non volevo rotture di balle, diciamolo). Se ci pensate è assurdo. Autoerotismo? figuriamoci, già era tanto se riuscivo a porgermi una mano, anche metaforicamente. Oggi sono sicura di me, mi voglio bene, mi accetto con i miei pregi e difetti e non permetto più a nessuno di tarparmi le ali. Ascolto con molta attenzione gli altri, ma poi decido con la mia testa. Non elemosino l’affetto e l’amore, nè il sesso. Io sono questa, prendere o lasciare, non mi nascondo però, non fingo di essere una persona diversa, sono autentica, poi logico so che non posso piacere a tutti. Prendo posizioni nette è vero, ma sono la prima a cambiare idea se mi convinci che mi sbaglio. Ho lavorato anche sulla mia sessualità, femminilità, ora reputo normale e sano ciò che mi sento di fare e l’autoerotismo lo pratico, perchè non solo ne abbiamo bisogno (e menomale altrimenti saremmo tutti incazzati) ma è un modo per conoscerci in primis e trasmettere al partner cosa ci piace, perchè in fondo un rapporto sessuale rimane uno scambio intimo tra due persone, un po’ come la fotografia. Il lavoro di consapevolezza che ho fatto su di me è servito a me in prima persona, ma può servire e serve anche a chi ancora non ha trovato la strada, la forza, il coraggio per parlarsi. Tutti noi abbiamo bisogno di persone “apripista” che con coraggio e libertà fanno il lavoro sporco per altri e se posso servire in questo perchè no. Ho trattato tanti temi in questi dieci anni, temi che sono reali, quotidiani, oggi voglio affrontarne uno nuovo, il VERO tabu’, quello che tutti sentono come nascosto, anche per i più socialmente aperti a livello mentale. Che se ci pensiamo è curioso perchè viviamo sommersi di sesso in ogni istante della nostra giornata, più o meno gratuito, esplicito, dove anche per pubblicizzare un succo di frutta alla pera si usa la sessualità, ma poi ciò che dovrebbe essere la cosa più normale di questo mondo, l’amore per noi stessi, si teme, si nasconde, rimane un tabù.Ecco che ho pensato come fondatrice e titolare di Scuola di Boudoir, un brand rivolto a tutte le donne, di iniziare un percorso, perchè parlarne solo nella giornata mondiale dell’orgasmo mi sembrava inutile. Un percorso in cui ci diamo la mano e piano piano, usciamo dalla nostra rigidità mentale, dallo sporco e proviamo a valutare che c’è modo e modo per parlarne. Ognuno ha il proprio e personalissimo concetto di autoerotismo. Dal 1 giugno al 31 luglio prima io, poi lo staff di Scuola di Boudoir pubblicheremo i nostri autoritratti autoerotici, che non saranno volgari, perchè la volgarità è inutile e allontana ad una riflessione, ma durante questo percorso chiederò a chi vuol partecipare di inviarmi un suo personale autoscatto. Partecipare significa sentire importante, urgente parlarne, in modo autentico, genuino, non un modo per fare esibizionismo, che sarà a priori scartato. Non si accetteranno quindi foto volgari, (per intenderci di organi in erezione o gambe aperte) e le persone che parteciperanno (uomini e donne) potranno non metterci la faccia, ma il nome si. Perché se credi in un messaggio non ha senso nascondersi.
Micaela