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Autoerotismo – mimose

Mancano 4 giorni ad una festa che considero oggi ipocrita e ridicola, dove il senso originale della ricorrenza si e’ perso negli anni.
Cosa dobbiamo festeggiare che sembra che siamo tornati indietro anni luce?!
Io sono dell’idea che la parita’ di genere la si debba pretendere prima di tutto da se stesse, non accettando passivamente un ruolo di persona di serie B e in questo x me la donna ha importanti responsabilità, perché si fa schiacciare, dominare, prevaricare dall’uomo in più settori della quotidianità. Credo anche che se la donna fosse Autonoma, Libera, Consapevole, non accetterebbe lo sconfinamento del rispetto. E più reprime pulsioni, desideri, diritti più continuerà ad essere dipendente dalla figura maschile. Impariamo ad amarci in ogni senso, e impariamo a conoscerci, senza aspettare che sia un’altra persona a decidere per noi.
Chi siamo, chi vogliamo vicino a noi, che priorità scegliamo? Scegliere comporta sforzo, fatica.
E se in occasione della festa della donna iniziassimo a cambiare testa? Ancora oggi, 2021, l’autoerotismo e’ una pratica più maschile che femminile, ricerche e studi fatti, leggi l’articolo che ho scritto www.scuoladiboudoir.com/autoerotismo.
E l’uomo anziché regalare mimose potrebbe aiutare la donna a capire che la masturbazione e’ un’esigenza sana, di conoscenza, di sfogo, di benessere, anche per un rapporto di coppia più soddisfacente.
Tanto eros a tutti noi 😁💓

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AUTOEROTISMO

Sono arrogante ? (parto da questa domanda).Da una prima lettura potrei dire di sì. Chi rimane in superficie vede una donna sicura, con le idee chiare, che non gli interessa il parere degli altri e con una certa dose di autostima e libertà. Questo nella società di oggi sicuramente dà fastidio, soprattutto se ad esserlo è una donna. Non so per quale motivo ma sembra che sia più accettabile dagli altri, dalla nostra società, farsi del male e vivere all’inseguimento dell’approvazione degli altri. Cosa curiosa se ci pensiamo. Aggiungiamo poi che una donna deve stare al suo posto e non alzare nè la testa nè la voce. L’anno prossimo compirò 50 anni e se faccio un bilancio della mia vita, posso dire che solo negli ultimi anni ho acquisito una serenità, una consapevolezza di me, del mio valore. Ultimi anni! Significa, che se quantifichiamo, per QUARANTICINQUEANNI non ero me stessa, ricercavo l’approvazione degli altri e il riconoscimento della mia persona. 45 non è poco! Mi rendo conto che appaio a tanti, compulsiva, forte, piena di vita, eccessiva. Ci sta. Di temperamento sono una che ama la vita e curiosa, un po’ iperattiva di mio, ma questa forza, esuberanza, fame, è scaturita da un lungo periodo in cui mi sono fatta a pezzi, fisicamente e mentalmente. Per un anno non avevo più le mestruazioni, per tanti anni avevo un rapporto malsano con il mio corpo, lo martoriavo, ho anestetizzato le emozioni, pulsioni, desideri. Chi era il carnefice e chi la vittima? In entrambi i casi sono stata io. Cercavo di piacere a tutti, ma non avevo un’identità. Non mi conoscevo e non mi autorizzavo ad essere me stessa. Un giorno, tanti giorni, ho toccato il fondo e ho capito che o la facevo finita o era il caso di cambiare e cosi ho fatto. Un percorso lungo, durato anni e più iniziavo a fare ciò che mi diceva la pancia più acquisivo forza e benessere. Mi sono stupita lo ammetto e ho capito che tanto male non ero. In fondo tutti possiamo essere niente male, non togliamo niente agli altri, anzi forse è proprio quando incominciamo a stare bene ed essere sereni che siamo pronti a dare qualcosa al prossimo, perchè non lo facciamo più per bisogno, ma per piacere. La fotografia mi ha aiutato molto a liberarmi, a conoscermi e a fare pace con me stessa. Provengo da un passato di timidezza, insicurezza, di rapporti sessuali bianchi immacolati dove ero talmente immersa dai miei problemi alimentari che spronavo il partner a “consumare” altrove, comprendendo le sue necessità. (Oppure non volevo rotture di balle, diciamolo). Se ci pensate è assurdo. Autoerotismo? figuriamoci, già era tanto se riuscivo a porgermi una mano, anche metaforicamente. Oggi sono sicura di me, mi voglio bene, mi accetto con i miei pregi e difetti e non permetto più a nessuno di tarparmi le ali. Ascolto con molta attenzione gli altri, ma poi decido con la mia testa. Non elemosino l’affetto e l’amore, nè il sesso. Io sono questa, prendere o lasciare, non mi nascondo però, non fingo di essere una persona diversa, sono autentica, poi logico so che non posso piacere a tutti. Prendo posizioni nette è vero, ma sono la prima a cambiare idea se mi convinci che mi sbaglio. Ho lavorato anche sulla mia sessualità, femminilità, ora reputo normale e sano ciò che mi sento di fare e l’autoerotismo lo pratico, perchè non solo ne abbiamo bisogno (e menomale altrimenti saremmo tutti incazzati) ma è un modo per conoscerci in primis e trasmettere al partner cosa ci piace, perchè in fondo un rapporto sessuale rimane uno scambio intimo tra due persone, un po’ come la fotografia. Il lavoro di consapevolezza che ho fatto su di me è servito a me in prima persona, ma può servire e serve anche a chi ancora non ha trovato la strada, la forza, il coraggio per parlarsi. Tutti noi abbiamo bisogno di persone “apripista” che con coraggio e libertà fanno il lavoro sporco per altri e se posso servire in questo perchè no. Ho trattato tanti temi in questi dieci anni, temi che sono reali, quotidiani, oggi voglio affrontarne uno nuovo, il VERO tabu’, quello che tutti sentono come nascosto, anche per i più socialmente aperti a livello mentale. Che se ci pensiamo è curioso perchè viviamo sommersi di sesso in ogni istante della nostra giornata, più o meno gratuito, esplicito, dove anche per pubblicizzare un succo di frutta alla pera si usa la sessualità, ma poi ciò che dovrebbe essere la cosa più normale di questo mondo, l’amore per noi stessi, si teme, si nasconde, rimane un tabù.Ecco che ho pensato come fondatrice e titolare di Scuola di Boudoir, un brand rivolto a tutte le donne, di iniziare un percorso, perchè parlarne solo nella giornata mondiale dell’orgasmo mi sembrava inutile. Un percorso in cui ci diamo la mano e piano piano, usciamo dalla nostra rigidità mentale, dallo sporco e proviamo a valutare che c’è modo e modo per parlarne. Ognuno ha il proprio e personalissimo concetto di autoerotismo. Dal 1 giugno al 31 luglio prima io, poi lo staff di Scuola di Boudoir pubblicheremo i nostri autoritratti autoerotici, che non saranno volgari, perchè la volgarità è inutile e allontana ad una riflessione, ma durante questo percorso chiederò a chi vuol partecipare di inviarmi un suo personale autoscatto. Partecipare significa sentire importante, urgente parlarne, in modo autentico, genuino, non un modo per fare esibizionismo, che sarà a priori scartato. Non si accetteranno quindi foto volgari, (per intenderci di organi in erezione o gambe aperte) e le persone che parteciperanno (uomini e donne) potranno non metterci la faccia, ma il nome si. Perché se credi in un messaggio non ha senso nascondersi. Questa è la prima novità che riguarda solo Scuola di Boudoir, ne segue poi un’altra che scoprirete nelle prossime settimane.

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Sessualità, gioco, erotismo

Tra le tante iniziative a cui stiamo lavorando con Scuola di Boudoir, c’è quella di abbattere ulteriori tabù e contribuire ulteriormente a formare ed educare la Donna a sentirsi autorizzata ad essere se stessa, indipendente, autonoma e svincolarsi dai clichè stereotipati della società; poter parlare di argomenti REALI ma tenuti nascosti per vergogna o perchè ritenuti scandalosi. Peccato che piu’ si insabbia la realtà e più la società esplode, mettendo in atto comportamenti deviati, ritenuti normali, rispetto a ciò che dovrebbe essere considerato sano, vero, quotidiano.
Da 10 anni attraverso la fotografia, mi sono occupata di legittimare la donna con disabilità a sentirsi sexy come tutte le altre donne e a farsi fotografare. Sono stata relatrice in diversi dibattiti su territorio nazionale presso convegni, scuole, e ho presenziato anche ad un evento in cui un prete mi ha ospitato per parlare di sessualità, insieme a giornalisti ed esperti di settore.
Combatto da sempre l’abuso del ritocco estetico con photoshop, a favore di un’autenticità dimenticata, nascosta, non accettata.
Sprono le donne over 50 e 60 a vedersi belle e sensuali col boudoir e sono felice che la risposta in tal senso c’è stata.
Oggi, 2020 il lavoro di noi donne contro il femminicidio, il fenomeno “Revenge porn” e la considerazione della donna ancora come oggetto sessuale anche nel settore della fotografia, mercificandola e non riconoscendola come professionista, deve essere fatto perchè anzichè andare avanti, si sta tornando indietro.
E lo staff di Scuola di Boudoir che è formato da sole Donne, tutte in linea con questa filosofia di pensiero, si occuperanno nei prossimi mesi di sessualità e temi inerenti a questo, con interviste mirate col fine di dare aiuto concreto alle modelle, alle fotografe ma anche a tutti quegli uomini che non sanno come comportarsi per paura di essere fraintesi. Le interviste saranno sul nostro canale di youtube Scuola di Boudoir.

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Boudoir, erotismo, pornografia. Il confine dell’arte.

Il confine tra ritratto, fotografia sensuale, boudoir, erotismo, nudo, pornografia è molto labile, non è tanto il cosa si rappresenta (nudo o vestito) ma il come. Il come influenza enormemente il risultato, dando una accezione volgare o elegante all’opera realizzata. 
Un nudo ispirato alla scultura greca o alla pittura può essere estremamente elegante, armonico, un piacere da guardare. Anche il tipo di luce scelta incide nel risultato, ad esempio la luce naturale sembra una carezza sul corpo, sulla sinuosità della donna o dell’uomo ritratto. 
Al contrario un soggetto completamente vestito ma in pose eccessive, volgari, senza senso, imbruttiscono l’immagine finale. 
Poi certo può essere una scelta condivisibile o meno. 
Tinto Brass per alcuni può essere considerato volgare per altri semplicemente più fisico, audace, con una rappresentazione della donna più carnale, goduriosa e consapevole di sè mentalmente e nell’accettazione delle sue forme burrose. 
Ecco che la fotografia boudoir può essere essa stessa erotica, accentuando ad esempio l’intensità della seduzione dello sguardo ritratto. 
La domanda più ricorrente che mi sento fare sia ai corsi che tengo sia ai servizi fotografici commissionati è “Cosa vuol dire esattamente Boudoir?” oppure fotografi emergenti che si sentono criticati sui social perchè la loro fotografia per altri colleghi non sembra rientrare nella definizione di “foto boudoir”. 
Il problema è che siamo schiavi dell’etichetta, del così è definito (da altri), che non si è più liberi di sviluppare quell’apertura mentale necessaria per rappresentare le varie SFUMATURE della sensualità, dell’erotismo che convivono interiormente nel soggetto da ritrarre, ma anche in noi che creiamo.
Io intendo il Boudoir scevro da etichette, discriminazioni di taglie, età, abilità disabilità, ma si concentra nel racconto del soggetto nella sua unicità, evidenziandone l’aspetto sensuale, che può in alcuni giorni trasformarsi in erotico, audace o intimista. 
Ecco che nudo, erotismo, boudoir si sfiorano e si confondono perché ciò che conta alla fine è solamente rappresentare la Donna. 
Micaela Zuliani

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