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Come nasce una fotografia vincente

Il titolo e’ ovviamente provocatorio, perché per me una fotografia non può essere “vincente” in modo oggettivo, dato che il riscontro pubblico risente di tanti fattori e sono molto scettica sui concorsi e mostre, per questo la mia partecipazione e’ stata eccezionale. Appurato questo, sono comunque contenta di essere stata la vincitrice. Ma una fotografia più che vincente, deve essere efficace, scuotere, trattenere dalle cose che stavi facendo in quel momento, in una parola SEDURTI (portare a sé l’attenzione del pubblico) e per farlo, devi comunicare chiaramente, senza 300 mila orpelli chi sei, cosa ti emoziona nella vita come autore della foto, quali sono i tuoi valori, le tue paure, le tue speranze, il tuo lato oscuro, e mostrarlo in modo onesto, sincero, autentico.
La fotografia per me si basa sulla capacità di sintesi, mettendo totalmente se stessi. Difficile forse, ma non impossibile: bisogna conoscersi, sapere che persone siamo, cosa ci piace, cosa ci disturba. Vivendo, leggendo, guardando film, faceno esperienza, mettendosi in gioco nella vita, si arriva ad avere una buona consapevolezza di se stessi.


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COME NASCE UN’IDEA

Perchè è importante allenare il cervello e nutrire la propria cultura?
Perchè spesso senza volerlo troviamo delle idee alle nostre fotografie che non pensavamo di avere. Il nostro cervello assorbe informazioni anche se siamo stanchi e guardiamo un film, un video musicale, leggiamo un libro, andiamo ad una mostra.
Ho trovato un esempio interessante per parlare in questo articolo di come può nascere un’idea. Premetto che mi piace sperimentare sia col tempo, sia in post produzione, mi piace ispirarmi alle fotografie boudoir francesi, alla scultura greca, e trovo interessante anche l’uso del mosso, giocando col tempo di esposizione per creare immagini oniriche.
Un mese fa io e LaFra_miele dovevamo scattare ma non avevo ancora delle idee precise sul cosa fare, spesso lascio che un seme che ho in testa si sviluppi durante le riprese, e così è stato, in un’ora ho creato 3 album differenti senza variare il trucco, e togliendo semplicemente la lingerie.
Sono partita col fare fotografie Boudoir, il mio soggetto era seduto sulla poltrona in lingerie (1° idea), ma ero stufa di fare queste foto, cosi ho voluto provare a rimanere nel boudoir giocando col tempo di esposizione (2° idea), dopodichè abbiamo provato a ispirarci a Canova e la scultura Greca, per cui ho fatto spogliare LaFra_miele, è salita su una sorta di piedistallo che ricordava una statua e nuda le ho avvolto un lenzuolo. Il suo corpo lungo affusolato elegante ricordava un cigno e da qui la 3° idea, non ancora soddisfatta ho voluto giocare di nuovo col tempo di esposizione ritraendo il mio soggetto come una statua mossa.
L’idea definitiva è stata davanti al computer: inizialmente pensavo di lasciare le fotografie a colori, ma incuriosita ho voluto convertire in bianco e nero e più guardavo il monitor più mi affascinava il fatto che il contorno del corpo si perdesse nel bianco dello sfondo. Istintivamente ho accentuato il contrasto, mi sono alzata dalla sedia per bere dell’acqua e quando sono tornata ho VISTO la mia idea. E’ uno dei lavori più strani che abbia mai fatto e che amo molto, una persona che mi conosce bene ha detto “è particolare come te ” e aveva proprio ragione, la fotografia rappresenta totalmente me, fuori dagli schemi, con influenze di storia dell’arte, sconfina fuori , ed è in bianco e nero. Rappresenta la Donna e la Libertà di essere che muta continuamente. EVAnescenza, anche il titolo lo sento perfetto, Eva ovvero la Donna che muta.

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LA TIMIDEZZA NELLA FOTOGRAFIA, È UN OSTACOLO?

La timidezza può rappresentare un grande ostacolo per chi inizia a fotografare, ma è veramente un ostacolo ? Analizziamolo insieme.
Premetto che chi mi conosce oggi si stupisce quando svelo che sono stata molto timida e a tratti in alcune situazioni lo sono ancora, ma non lo do a vedere.
Se può servire come incoraggiamento vi dico che quando ho comprato la reflex, non avendo mai fotografato pensavo che andare in giro con questa macchina costosa significasse per chi guardava da lontano, essere bravo e un professionista, per cui per strada giravo con la fotocamera e se dovevo guardare il display per controllare la foto scattata, mettevo la mano sopra per nasconderla ai passanti perché avevo paura che fosse sovraesposta. Si perché ai passanti interessa cosa faccio io e ancora , i passanti vedono a raggi x la mia foto, no?! Ma sappiamo che quando uno è insicuro si inventa tutto nella propria testolina!
Una sera ricordo che sono andata a teatro a vedere un concerto e mi sono portata la mia fotocamera, era la prima volta che fotografavo un evento pubblico. Ho scoperto poi che era vietato ma qualche scatto l’ho fatto tutta piegata per non farmi beccare.
Non ci crederete ma dietro di me un signore mi fa “ma noo! io non metterei quelle impostazioni !!!!” e scoprire poi che era un fotografo o presunto tale. La mia paura si era materializzata, da non crederci  uahh ah ah ah 

Volevo sprofondare!
Continuo dicendovi che ho iniziato presto a fotografare le persone anche in studio per progetti artistici o sociali, non le conoscevo ma mi ero messa in testa come sfida che volevo in un breve tempo riuscire a raccontarle, valorizzarle, metterle a proprio agio senza sapere chi fossero e senza avere la padronanza della fotografia.
La passione per la fotografia era di gran lunga maggiore della mia timidezza, ma in qualche maniera la tensione doveva uscire e infatti per stress e timidezza sudavo.
Così mi ero organizzata con 3 magliette identiche che cambiavo durante lo shooting senza che le persone scoprissero il mio imbarazzo, anche perché ero io a dover rassicurare loro e non viceversa!
Un altro episodio che mi viene in mente è il primo workshop di ritratto che ho fatto, di due giorni in cui l’insegnante ci ha spronato a turno a farci fotografare per capire meglio cosa si provava. Bene…..quando è toccato a me, la 2° del giro, io sono diventata non rosso peperone ma blu, l’insegnante “carinamente” ha preso me come esempio di soggetto timido, volevo morire.
Tutto questo per dire cosa ? Che se l’ho superata io, la potete superare anche voi.
La timidezza certo può essere un ostacolo, ma dipende se la fate come amica o nemica.
Usarla come amica significa non nascondersi dietro ad essa, ma vederla come valore aggiunto di sensibilità, siete una persona sensibile e timida, non siete freddi, cinici, insensibili, arroganti. E consiglio vivamente di non nasconderlo agli altri, intendo dire che se vi trovate in un momento di imbarazzo, ditelo! “scusami ma sono all’inizio sto imparando” oppure ” sembro timido, in realtà è vero lo so e ci sto lavorando” o puntare sull’ironia e autoironia. Insomma se lo dichiarate che lo siete, la gente non solo apprezzerà la vostra sincerità ma farà in modo di farvi sentire meglio.
E poi scusate ma non siamo tutti uguali, non siamo robot e siete solo timidi, non avete ammazzato nessuno.
Ma vi dico anche che più vi sforzate di fotografare e di stare a contatto con le persone e più sarete meno timidi, prenderete coraggio e sicurezza ogni giorno di più.
Ci sono attori famosi che hanno iniziato a fare recitazione proprio per superare questo problema e nessuno lo immaginerebbe.
Ciò che allontana le persone e fa si che un ritratto non venga bene è la distanza che si percepisce tra un soggetto e l’altro, se voi siete distanti, in imbarazzo sicuramente il vostro ritratto farà fatica a concretizzarsi e questo perché la famosa “connessione” non avviene, ma se voi dite al vostro soggetto ” perdonami ho problemi di timidezza, ma ti trovo molto interessante e vorrei fotografarti” vedrete all’istante che la persona si scioglierà perché avrete ammesso una vostra fragilità, lo avrete dichiarato, e al contempo l’interesse verso l’altro è maggiore da superare il vostro problema.
L’avrete conquistata all’istante e piano piano vedrete che la vostra timidezza si scioglierà da sola.
Diventa un ostacolo invece se la fate vostra nemica, se non vi mettete alla prova, se non la utilizzate per migliorare come persone, se vi chiudete ancora di più in voi stessi, allora si che diventa una strada senza uscita.
In bocca al lupo 😉

Autore: Micaela www.micaelazuliani.com

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SPEED DATE FOTOGRAFICO

SPEED DATE FOTOGRAFICO
ANNULLATO CAUSA CORONAVIRUS

MILANO
Un incontro tra uomo e donna ?
Una gara a tempo ?
Un contest fotografico ?
Tutto questo e molto altro in un evento fuori dai confini del logico, del già visto, della fotografia. Una sfida fotografica all’insegna del divertimento e del confronto tra uomini e donne, con una marcia in più: lo sguardo maschile è diverso dallo sguardo femminile nel rappresentare la donna ?
continua

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Uno studio Boudoir controtendenza

2020 nuova filosofia di PORTRAIT DE FEMME ® Studio Boudoir. 👒CONTROTENDENZA 👒

Vi ricordate l’accoglienza, la calma,la cura, la professionalità, l’intimità della sarta di un tempo? Ecco noi di Scuola di Boudoir abbiamo deciso di andare controtendenza, offrendo corsi individuali o di piccoli gruppi (max 3), una ricerca, cura per i dettagli, una professionalità, senza la ressa tipica degli corsi esistenti oggi. Fare numero non ci interessa, il nostro desiderio e’ che le persone che si rivolgono a noi, fotografi e modelle, vivano in prima persona il vero significato di cosa vuol dire la parola Boudoir. 
Dimenticatevi lo studio asettico col rotolone di carta e mille luci artificiali. Lo studio PORTRAIT DE FEMME ® di Scuola di Boudoir offre ogni anno nuovi set, nuovi arredi, nuovi accessori affinché possiate sentirvi Diva per un giorno in un ambiente intimo, raccolto, curato nei dettagli, lussuoso, ed elegante. 💥Inoltre col nuovo anno ci saranno delle trasformazioni sostanziali nella sala Boudoir, la seconda sala, con un incremento di sfondi (il nuovissimo è in stile Barocco oro), di capi intimi, di accessori. E per i fotografi che frequentano i corsi di Scuola di Boudoir la possibilità di trovare uno studio che offre varietà in ogni suo set, specifico appunto Boudoir.
Scuola di Boudoir la prima, l’unica in Italia, staff tutto al femminile, Micaela Zuliani titolare della scuola, da 10 anni è un punto di riferimento in Italia nel settore Boudoir. www.scuoladiboudoir.com ❤️

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Il Boudoir nelle campagne sociali

Fino al 2016 nei libri di settore, riviste, ricerche su Google, il Boudoir veniva rappresentato solo con donne molto belle fisicamente, in alcuni casi molto truccate e molto ritoccate, offrendo un’idea di donna quasi perfetta. L’unica concezione che forse si faceva verso la donna “comune” era nei siti americani in cui venivano ritratte anche le donne con alcuni chili in più.
Quando ho deciso di realizzare il progetto Boudoir Disability ho fatto un’accurata ricerca constatando che sensualità, fotografia e disabilità erano 3 elementi che fino a quel momento non potevano coesistere insieme: nell’immaginario della gente, non solo in Italia ma proprio in tutto il mondo, accantonando un attimo il discorso cattiveria, bullismo, discriminazione, una donna o un uomo con disabilità proprio non si riusciva a immaginare che potesse essere sexy, tanto più in lingerie nel caso di una donna.
Quando Valentina Tomirotti mi ha contattato su messenger , mi stavo già occupando da diversi anni di fotografare in modo sensuale/sexy le donne senza esperienza di posa che mi commissionavano un servizio, e sebbene mi avesse chiesto delle foto di altra natura e vestita, ho trovato normale, naturale proporre ciò che già facevo con tutte le altre donne, con l’aggiunta non lo nascondo, di due caratteristiche che ci contraddistinguono a me e a Valentina: l’ironia e la provocazione.
Fino al 2016 le uniche foto fatte a donne con disabilità dallo stile sensuale erano sicuramente molto più coperte e dove la stampella non si vedeva nella fotografia o la donna era su un letto ma se non leggevi il testo non si capiva che aveva una disabilità.
Ognuno ha il proprio stile e la propria comunicazione, io sono per il dire le cose in modo sincero, onesto, esiste parliamone! tanto più se vuoi informare non puoi fare le cose a metà ed è per questo che sono sempre stata contraria a campagne sociali dove la stampella veniva nascosta, perchè il messaggio così facendo era ambiguo e potevi capirlo solo leggendo il testo, quindi la fotografia aveva perso la sua efficacia.
Grazie al progetto Boudoir Disability che ha avuto riconoscimenti nazionali e internazionali, sia prima con Valentina Tomirotti, sia poi con le donne che l’hanno seguita nelle mie campagne di sensibilizzazione, si è potuto rappresentare una donna che esiste nel mondo, che ha le sue esigenze di essere donna, esigenze di voler essere sensuale, di avere una sana e soddisfacente sessualità, di essere considerata a tutti gli effetti normale, anche se ad esempio una malattia o un incidente all’improvviso della loro vita l’hanno fatta ammalare o decidere di amputare una gamba. E’ rimasta donna.
Ho voluto utilizzare proprio la libertà e la forza irriverente del Boudoir per affrontare il tema della disabilità associata alla sensualità da troppi discriminata; un progetto sociale che ha cambiato non solo il modo di “vedere” le donne con disabilità ma la fotografia Boudoir stessa.
Se prima infatti il Boudoir era una fotografia di nicchia, oggi risulta popolare ovvero per tutti. La Libertà di poter essere se stesse in modo autentico senza sottostare ai clichè imposti dalla società, per una volta ha prevalso.
Ma come in un altro articolo parlavo della distinzione tra sensualità, erotismo, pornografia e ciò che non è tanto cosa si fotografa ma il come si fotografa, anche qui apro ad un’ulteriore riflessione.
Prima di fare campagne sociali pongo molta attenzione su cosa voglio comunicare e a chi voglio rivolgermi. Se voglio stordire, spaventare, incuriosire, avvicinare. Il mio modo di fare campagne sociali è diretto, ti mostro subito quello che tutti hanno timore di guardare, non mi nascondo e non nascondo il soggetto, ma ciò che secondo me fa la differenza è il modo : non spavento, non drammatizzo, non punto i riflettori su cicatrici, tagli, ma accompagno lo spettatore per mano e gli do il tempo di realizzare e dopo se vuole approfondire. E’ una scelta mirata, decisa perchè il mio scopo appunto è avvicinare e non allontanare spaventando.
Domani sarò all’università di Siena, all’evento “Comizi d’amore” e parlerò insieme all’illustratrice di arte erotica Luisa Cittone, nome d’arte Supercittons del potere della fotografia e dell’arte nella comunicazione, nell’immaginario della donna e nella società. Un dibattito aperto con i ragazzi dell’università sulla femminilità, sulla sessualità, sulla disabilità e sulle campagne sociali, l’importanza della comunicazione in esse.

Ho visto la fotografia di Kirstie Ennis, (la 1° sotto) uno straordinario esempio positivo di donna e seppur bellissima in termini di sensualità, luce, gioco cromatico, mi ha infastidito, allontanato, ritratto. Mi sono confrontata con altre persone ritenendo di essere forse troppo sensibile come operatrice del sociale, tuttavia mi hanno confermato la stessa reazione di disagio.
Uno potrebbe dire “l’importante è che se ne parli ” ma è sempre vero ?
Io penso che una campagna sociale debba avere come unico scopo informare, ma per informare con il testo allegato, portare a leggere il contenuto alle persone, ci devi arrivare, se queste si ritraggono e chiudono prima e magari si rafforza l’idea di chiusura mentale verso certi temi, addirittura potrebbe essere controproducente la campagna sociale.
Occupiamoci sempre di informare, ma non sottovalutiamo l’effetto che può creare sul pubblico. Poi ovviamente ognuno ha il proprio stile.

Sotto alcune fotografie Boudoir sociali


Kirstie Ennis
Boudoir Disability con Valentina Tomirotti
Boudoir Disability
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Location Hotel New Reiter Lido di Venezia

Abbiamo avuto il piacere di provare questa location a dir poco splendida, perfetta per uno shooting Boudoir al Lido di Venezia. 
Questa è la stanza 401 al 3° piano con mansarda e vasca Jacuzzi.
La luce proviene da due finestrelle in alto, è sufficiente in caso di fotografie scattate al mattino o all’ora di pranzo, poi incomincia a calare considerando che siamo in inverno. 
Ci sono altre stanze con una finestra più grande ma sprovviste di vasca Jacuzzi, nel caso pensate di fare uno shooting.
Il personale è squisito, disponibile e gentile, se dovete scattare foto però chiedete il permesso in fase di prenotazione, in quanto le regole interne dell’albergo vietano di far entrare nella stanza persone estranee alla prenotazione.Per arrivare all’albergo si può prendere il traghetto 5.1 dalla stazione S.Lucia a Venezia e scendere al capolinea. (40′ ), li camminare per 3′ e siete arrivati. 

Fotografie realizzate da Micaela Zuliani per Scuola di Boudoir
location Hotel New Reiter Lido di Venezia, stanza deluxe con mansarda https://hotelnewreiter.com/

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Christies Lingerie

Ideatrice del progetto Boudoir Disability è Micaela Zuliani (fotografa di Portrait de Femme, sempre attenta a rappresentare il mondo femminile reale, fuori dagli stereotipi)  che insieme a  Valentina Tomirotti e successivamente altre donne come Elisa, Anna, Francesca, Valentina, Elisabetta ci spronano a guardare oltre …..
Si è scelto di fotografare donne con disabilità in pose sensuali per abbattere la discriminazione utilizzando l’arma della seduzione e per l’occasione Christies Lingerie ha aderito come sponsor offrendo capi di lingerie .
La campagna di sensibilizzazione ha riscosso un notevole interesse andando sui più famosi quotidiani e giornali, come Il Fatto Quotidiano, Elle, Vanity Fair, Sette, in televisione Rai2 , vincendo un premio come campagna Web Marketing Festival 2016  e partecipando alla manifestazione sessualità e disabilità alla Triennale di Milano a settembre.

Valentina Tomirotti
Valentina Tomirotti
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