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AUTOEROTISMO

Sono arrogante ? (parto da questa domanda).Da una prima lettura potrei dire di sì. Chi rimane in superficie vede una donna sicura, con le idee chiare, che non gli interessa il parere degli altri e con una certa dose di autostima e libertà. Questo nella società di oggi sicuramente dà fastidio, soprattutto se ad esserlo è una donna. Non so per quale motivo ma sembra che sia più accettabile dagli altri, dalla nostra società, farsi del male e vivere all’inseguimento dell’approvazione degli altri. Cosa curiosa se ci pensiamo. Aggiungiamo poi che una donna deve stare al suo posto e non alzare nè la testa nè la voce. L’anno prossimo compirò 50 anni e se faccio un bilancio della mia vita, posso dire che solo negli ultimi anni ho acquisito una serenità, una consapevolezza di me, del mio valore. Ultimi anni! Significa, che se quantifichiamo, per QUARANTICINQUEANNI non ero me stessa, ricercavo l’approvazione degli altri e il riconoscimento della mia persona. 45 non è poco! Mi rendo conto che appaio a tanti, compulsiva, forte, piena di vita, eccessiva. Ci sta. Di temperamento sono una che ama la vita e curiosa, un po’ iperattiva di mio, ma questa forza, esuberanza, fame, è scaturita da un lungo periodo in cui mi sono fatta a pezzi, fisicamente e mentalmente. Per un anno non avevo più le mestruazioni, per tanti anni avevo un rapporto malsano con il mio corpo, lo martoriavo, ho anestetizzato le emozioni, pulsioni, desideri. Chi era il carnefice e chi la vittima? In entrambi i casi sono stata io. Cercavo di piacere a tutti, ma non avevo un’identità. Non mi conoscevo e non mi autorizzavo ad essere me stessa. Un giorno, tanti giorni, ho toccato il fondo e ho capito che o la facevo finita o era il caso di cambiare e cosi ho fatto. Un percorso lungo, durato anni e più iniziavo a fare ciò che mi diceva la pancia più acquisivo forza e benessere. Mi sono stupita lo ammetto e ho capito che tanto male non ero. In fondo tutti possiamo essere niente male, non togliamo niente agli altri, anzi forse è proprio quando incominciamo a stare bene ed essere sereni che siamo pronti a dare qualcosa al prossimo, perchè non lo facciamo più per bisogno, ma per piacere. La fotografia mi ha aiutato molto a liberarmi, a conoscermi e a fare pace con me stessa. Provengo da un passato di timidezza, insicurezza, di rapporti sessuali bianchi immacolati dove ero talmente immersa dai miei problemi alimentari che spronavo il partner a “consumare” altrove, comprendendo le sue necessità. (Oppure non volevo rotture di balle, diciamolo). Se ci pensate è assurdo. Autoerotismo? figuriamoci, già era tanto se riuscivo a porgermi una mano, anche metaforicamente. Oggi sono sicura di me, mi voglio bene, mi accetto con i miei pregi e difetti e non permetto più a nessuno di tarparmi le ali. Ascolto con molta attenzione gli altri, ma poi decido con la mia testa. Non elemosino l’affetto e l’amore, nè il sesso. Io sono questa, prendere o lasciare, non mi nascondo però, non fingo di essere una persona diversa, sono autentica, poi logico so che non posso piacere a tutti. Prendo posizioni nette è vero, ma sono la prima a cambiare idea se mi convinci che mi sbaglio. Ho lavorato anche sulla mia sessualità, femminilità, ora reputo normale e sano ciò che mi sento di fare e l’autoerotismo lo pratico, perchè non solo ne abbiamo bisogno (e menomale altrimenti saremmo tutti incazzati) ma è un modo per conoscerci in primis e trasmettere al partner cosa ci piace, perchè in fondo un rapporto sessuale rimane uno scambio intimo tra due persone, un po’ come la fotografia. Il lavoro di consapevolezza che ho fatto su di me è servito a me in prima persona, ma può servire e serve anche a chi ancora non ha trovato la strada, la forza, il coraggio per parlarsi. Tutti noi abbiamo bisogno di persone “apripista” che con coraggio e libertà fanno il lavoro sporco per altri e se posso servire in questo perchè no. Ho trattato tanti temi in questi dieci anni, temi che sono reali, quotidiani, oggi voglio affrontarne uno nuovo, il VERO tabu’, quello che tutti sentono come nascosto, anche per i più socialmente aperti a livello mentale. Che se ci pensiamo è curioso perchè viviamo sommersi di sesso in ogni istante della nostra giornata, più o meno gratuito, esplicito, dove anche per pubblicizzare un succo di frutta alla pera si usa la sessualità, ma poi ciò che dovrebbe essere la cosa più normale di questo mondo, l’amore per noi stessi, si teme, si nasconde, rimane un tabù.Ecco che ho pensato come fondatrice e titolare di Scuola di Boudoir, un brand rivolto a tutte le donne, di iniziare un percorso, perchè parlarne solo nella giornata mondiale dell’orgasmo mi sembrava inutile. Un percorso in cui ci diamo la mano e piano piano, usciamo dalla nostra rigidità mentale, dallo sporco e proviamo a valutare che c’è modo e modo per parlarne. Ognuno ha il proprio e personalissimo concetto di autoerotismo. Dal 1 giugno al 31 luglio prima io, poi lo staff di Scuola di Boudoir pubblicheremo i nostri autoritratti autoerotici, che non saranno volgari, perchè la volgarità è inutile e allontana ad una riflessione, ma durante questo percorso chiederò a chi vuol partecipare di inviarmi un suo personale autoscatto. Partecipare significa sentire importante, urgente parlarne, in modo autentico, genuino, non un modo per fare esibizionismo, che sarà a priori scartato. Non si accetteranno quindi foto volgari, (per intenderci di organi in erezione o gambe aperte) e le persone che parteciperanno (uomini e donne) potranno non metterci la faccia, ma il nome si. Perché se credi in un messaggio non ha senso nascondersi. Questa è la prima novità che riguarda solo Scuola di Boudoir, ne segue poi un’altra che scoprirete nelle prossime settimane.

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Sessualità, gioco, erotismo

Tra le tante iniziative a cui stiamo lavorando con Scuola di Boudoir, c’è quella di abbattere ulteriori tabù e contribuire ulteriormente a formare ed educare la Donna a sentirsi autorizzata ad essere se stessa, indipendente, autonoma e svincolarsi dai clichè stereotipati della società; poter parlare di argomenti REALI ma tenuti nascosti per vergogna o perchè ritenuti scandalosi. Peccato che piu’ si insabbia la realtà e più la società esplode, mettendo in atto comportamenti deviati, ritenuti normali, rispetto a ciò che dovrebbe essere considerato sano, vero, quotidiano.
Da 10 anni attraverso la fotografia, mi sono occupata di legittimare la donna con disabilità a sentirsi sexy come tutte le altre donne e a farsi fotografare. Sono stata relatrice in diversi dibattiti su territorio nazionale presso convegni, scuole, e ho presenziato anche ad un evento in cui un prete mi ha ospitato per parlare di sessualità, insieme a giornalisti ed esperti di settore.
Combatto da sempre l’abuso del ritocco estetico con photoshop, a favore di un’autenticità dimenticata, nascosta, non accettata.
Sprono le donne over 50 e 60 a vedersi belle e sensuali col boudoir e sono felice che la risposta in tal senso c’è stata.
Oggi, 2020 il lavoro di noi donne contro il femminicidio, il fenomeno “Revenge porn” e la considerazione della donna ancora come oggetto sessuale anche nel settore della fotografia, mercificandola e non riconoscendola come professionista, deve essere fatto perchè anzichè andare avanti, si sta tornando indietro.
E lo staff di Scuola di Boudoir che è formato da sole Donne, tutte in linea con questa filosofia di pensiero, si occuperanno nei prossimi mesi di sessualità e temi inerenti a questo, con interviste mirate col fine di dare aiuto concreto alle modelle, alle fotografe ma anche a tutti quegli uomini che non sanno come comportarsi per paura di essere fraintesi. Le interviste saranno sul nostro canale di youtube Scuola di Boudoir.

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Intervista esclusiva a Marissa Boucher

Lo ammetto sono molto emozionata! Ricordo ancora dieci anni fa quando ho iniziato a lavorare nel Boudoir che guardavo con grande ammirazione Marissa di The Boudoir Divas, la prima fotografa a livello internazionale ad aver strutturato e dato vita a questo settore.
Un onore per me, per noi, poterla ospitare sul nostro canale con questa intervista, che ho voluto fortemente e che sono certa sarà fonte di consigli preziosi per tutti voi.
L’intervista è in lingua originale e tradotta in lingua italiana dalla nostra Henryka Glow. Sotto trovate i due video su youtube e il testo scritto in entrambe le lingue.
Micaela Zuliani

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Tutorial : 10kg in più o in meno a seconda di come scatti

Nei corsi che tengo di fotografia Boudoir o sui libri pubblicati, mostro come un soggetto può apparire snello o grosso a seconda di vari fattori, come la lente usata, la distanza e altezza che si tiene dal nostro soggetto, le pose.
L’errore più frequente è quello di pensare che un corpo non cambi, in realtà può variare veramente tanto a seconda di chi fotografa, tutto sta nell’osservare i punti forti e i punti da nascondere affinchè il soggetto venga valorizzato al meglio.
In questo momento in cui non è possibile tenere corsi a causa del coronavirus, ho ritenuto utile fare una rubrica in cui utilizzo me stessa come esempio per dimostrare le varie differenze. I suggerimenti che seguono sono validi sia per i fotografi, sia per le donne che vogliono farsi degli autoritratti sensuali, in quanto i principi di massima sono i medesimi.
Ci tengo a fare una premessa doverosa: da dieci anni amo realizzare autoritratti ma solitamente hanno un fine più emozionale e meno sensuale, l’approccio è diverso per me, nel senso che punto sul messaggio o stato d’animo anche se uso il corpo e non viceversa, inoltre bisogna tenere conto che le fotografie che seguiranno sono difficili da fare perchè si devono considerare tante cose contemporaneamente e la mobilità è più limitata. Quindi ci saranno degli errori che con un soggetto magari non farei. Ad ogni modo penso che possa servire.
Gli scatti sono di proposito senza alcuna post produzione, mi piace rimarcare l’importanza dell’autenticità e dimostrare che anche una donna di quasi 50anni (io) possa essere sensuale o sexy con inestetismi e senza possedere un fisico da topmodel.
Spero che gradirete la lettura.
Micaela

CON LA FOTOCAMERA

Per realizzare questi scatti serve solo una fotocamera, senza cavalletto e telecomando perchè in questo articolo parlerò degli autoritratti allo specchio.
La luce è naturale, proveniente dalla finestra (laterale), smorzata dalla tenda.
La prima cosa che bisogna fare è un’analisi del corpo: quali sono le parti da nascondere o mimetizzare e quali le parti migliori ? Nel mio caso la pancia è sicuramente la parte che non amo mostrare, dovrei fare gli addominali ma sono pigra. Le parti migliori sono sicuramente le gambe che grazie al cielo non hanno smagliature o cellulite e il seno che, se sostenuto da un reggiseno di taglia giusta, può essere un bel decoltè.
Per la pancia il suggerimento è quello di usare kimono, pelliccia, camicia, accappatoio ecc. lasciati aperti ma che riducono a livello visivo il contorno della vita, ovvero i fianchi. Dato che vi voglio molto bene 😉 potevo scegliere qualcosa di più coprente o facile tipo una coperta, ma ci tenevo a farvi vedere come la corporatura cambia a seconda della posa utilizzata, delle braccia/mani usate per nascondere i fianchi o della scelta della lingerie per spezzare la zona centrale.
Se cliccate sulla scheda potete leggere meglio le mie annotazioni.

Due tipi di culotte a vita alta contenitivo: quella a sinistra è più alta ma su di me fa un blocco che non mi piace, per cui ho scelto una più bassa, a destra.
Vedete come cambia il corpo se non si sta dritte, ma si crea una curva? Non ho tirato in dentro la pancia. La mano l’ho usata per coprire il fianco.
I fianchi vengono nascosti.
Le linee rosse significano errore
Questa serie non mi soddisfa, infatti le ho scartate tutte.
Create sempre una curva col corpo, risulta più snello, sensuale, dinamico.
Questi sono i provini senza post che preferisco e che ho usato per convertirle in foto in bianco e nero.

Se nella galleria precedente ho trattato la pancia, in quella successiva dò la priorità alle gambe (foto scattate qualche mese fa).

Nelle fotografie sotto invece ho valorizzato il seno, nascosto la pancia con la giacca nera che si confonde con lo sfondo nero.

CON IL CELLULARE

Col cellulare sicuramente tutto è diverso, perchè non hai il peso della fotocamera, riesci a muoverti più liberamente e il grandangolo permette una più ampia inquadratura. Attenzione però all’effetto di distorsione, che se tenuto troppo vicino al viso deforma la vostra immagine.
Le foto sotto mi piacciono, ma per fare gli autoritratti di solito uso la fotocamera, anche se tra cavalletto e telecomando diventa un’impresa non indifferente.

Sotto una dimostrazione di come certe pose possono essere usate per noi stesse o per i soggetti ritratti.

Se volete approfondire l’argomento vi ricordo i due libri che ho scritto, nel secondo “Le pose Boudoir” rappresentate sono 350! https://scuoladiboudoir.com/libri/

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Bluebella, nuovo brand di lingerie scelto da Scuola di Boudoir

Scuola di Boudoir da oggi sceglie il marchio londinese Bluebella per i suoi servizi fotografici.
Il brand pluripremiato, si rivolge a tutte le donne offrendo qualità, eleganza ad un prezzo accessibile.
E oggi potete approfittare dei saldi fino al 60%, cosa aspettate quindi ? date un occhio al sito o ai vari store di lingerie.

Bluebella : fondato nel 2005 da Emily Bendell, la storia e la vision del Brand è semplice: lingerie e nightwear alla moda e di lusso, di alta qualità e a un prezzo accessibile. Bluebella è un brand di lingerie fondato su modernità e forza, il cui scopo è ridefinire il concetto di sensualità.

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Come capire la propria taglia di reggiseno

Lo sapevate che solo il 10% delle donne indossa la giusta taglia di reggiseno? Una ricerca di mercato* evidenzia che in Italia il 90% delle donne non sa scegliere il reggiseno adatto.
[*Ricerca Triumph citata nell’ articolo “La formula del Reggiseno è un’equazione in 3 D” di S. Marchetti-su “La Repubblica” dell’ 8/9/2011]

Il Bra Fitting ossia “adattamento del reggiseno”, dalle parole inglesi Bra (reggiseno) e Fitting (da to fit, adattare) è un innovativo sistema professionale per trovare la forma, la misura e la vestibilità perfette del reggiseno, che valorizzino al meglio le caratteristiche e l’unicità di ogni seno e di ogni silhouette.

Non è solo una questione estetica: la scelta del reggiseno “sbagliato” può provocare danni alla salute (irritazioni della pelle, infiammazione del seno, danni alla schiena e alle spalle). Indossare il reggiseno giusto consente di preservare il proprio benessere, ed assicurarsi confort in ogni occasione e in ogni momento della giornata.

Scuola di Boudoir ha realizzato questo video in cui la nostra Enrica mostra passo per passo come avviene la misurazione, per capire la propria taglia di reggiseno.

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Storia ed evoluzione della lingerie

A ogni epoca il suo underwear, a ogni civiltà la sua sottoveste. Scopriamo in un viaggio nel tempo cosa si celava nel cassetto della lingerie delle donne, dalle epoche più remote a oggi.

Le prime tracce di biancheria intima risalgono all’antico Egitto, quando le donne aristocratiche indossavano sottovesti sotto i propri indumenti. Più tardi a Roma, invece, mentre gli uomini preferivano non portare nulla sotto la tunica, le donne contenevano i seni dentro un mammillare, ovvero una fascia di pelle, antenato illustre del moderno reggiseno. A quei tempi per l’attività sportiva oltre che il petto, c’era l’uso di fasciarsi le parti basse, il supparum e il subligaculum erano pezzi di lino passati tra le cosce e fasciati intorno alla vita, anche dalle donne.

Quelli del Medioevo potrebbero essere stati secoli bui anche per le mutande, eppure, resta curioso il caso di un altro capo di intimo: la giarrettiera. Nel 1374, infatti, Edoardo III d’Inghilterra fondò stranamente un nobilissimo ordine intitolato proprio al laccetto che stringeva le calze sulle cosce, tanto degli uomini che delle donne. Secondo fonti non accreditate, il più antico ed eccezionalmente esclusivo ordine cavalleresco del Regno Unito prenderebbe il nome da un episodio che vede protagonista lo stesso sovrano: al solo fine di aiutare a indossarla di nuovo, Edoardo raccolse la giarrettiera della contessa Giovanna di Kent,  scivolatale accidentalmente dalla gamba nel corso di un ballo. «Vituperato sia chi ne pensa male», gridò poi per mettere a tacere bisbigli e gridolini che si erano sollevati nella sala. Comunque sia andata, la giarrettiera sormonta il famoso stemma dell’ordine e queste parole costituiscono il motto inciso sul blasone.

Le mutande, invece, sono frutto della mente ingegnosa e pragmatica di Caterina de’ Medici che le indossava per proteggere l’intimità durante le passeggiate a cavallo. Presto diventano un accessorio di lusso con ricami, laccetti e pietre prima che la Chiesa ne proibisca l’utilizzo.

Quel bellissimo strumento di tortura che passa sotto il nome di bustino arriva invece nel guardaroba femminile intorno al 1600. Si tratta di un corsetto costruito con stecche di balena e chiuso da ganci che serviva per modellare il punto vita fino a farlo diventare il più piccolo e affusolato possibile. Nei secoli, si registreranno addirittura morti per soffocamento per l’utilizzo estremo di questo accessorio intimo.

Tornando ai mutandoni, questi ripresero ad essere indossati con l’avvento della crinolina. Anch’esso capo di intimo, si tratta di quella struttura circolare e rigida (appunto perché in origine fatte di crine) che nell’ottocento gonfiava le gonne a dismisura, accentuando così la sottigliezza della vita di chi le indossava. Mamma della crinolina era stato il guardinfante, così chiamato perché pensato nei due secoli precedenti per difendere dagli urti l’addome delle donne incinte. Figlia della crinolina, invece, la tournure che, come la crinolina, siamo abituati a vedere in dipinti d’epoca o in pellicole in costume: sottogonna rotondeggiante, capace di far gonfiare il fondoschiena delle signore al pari di un pallone.

Si deve al Novecento l’introduzione della lingerie femminile che ancora oggi s’indossa. Il reggiseno nasce da un esperimento di una signora newyorkese, Caresse Crosby, che crea una sorta di fazzoletto incrociato con nastri per sorreggere il petto. I corsetti, intanto, vengono visti come un retaggio del passato, mentre i mutandoni iniziano ad accorciarsi fino a diventare uno slip. 

1920

I ruggenti anni 20 vedono la nascita della moda “Garçonne” che prediligeva un seno piccolo e una silhouette mascolina, più snella e dai fianchi stretti. Il reggiseno detronizza definitivamente il corsetto, fino a diventare addirittura una fascia pensata per nascondere al massimo il seno.

1930

Il corsetto, ormai antiquato e decisamente soffocante, evolve pian piano in una guaina e i fratelli Warner introducono differenti taglie di coppa – dalla A alla E – e le spalline elastiche. La lingerie diventa più confortevole e discreta.

1940

Dopo 10 anni di ricerca, il nylon fa finalmente la sua comparsa. Rivoluzionando in particolar modo il reggiseno, che cambia radicalmente tutto l’universo della lingerie. Arrivato proprio al momento giusto – durante la seconda guerra mondiale – è efficace (unico, brillante, solido, si asciuga in fretta e si slabbra raramente) ed economico.

1950

La moda Pin-Up riporta in auge le forme del corpo femminile. I reggiseni a balconcino e i guêpières evidenziano le curve dando ancora più importanza all’aspetto sensuale della lingerie. Seno abbondante, vita stretta e fianchi larghi diventano i nuovi canoni di bellezza.

1960

Le autoreggenti tornano nell’ombra, con l’arrivo della minigonna è il momento dei collant. Gli anni ‘60 segnano l’arrivo dei colori e delle fantasie originali.

1970

Maggio 1968: la rivoluzione sessuale, il femminismo e la presa di coscienza del proprio corpo hanno un ruolo non indifferente nella costante evoluzione della lingerie. Parallelamente ai reggiseni bruciati, però, la moda hippie riporta alla ribalta il pizzo. Donne, un eterno paradosso!

1980

Il grande ritorno delle autoreggenti e dei reggicalze: agganciati a corsetti e guêpières diventano un potente simbolo di femminilità, erotismo e seduzione. Tra gli uomini, il reggicalze non è solo oggetto di fantasie erotiche, ma soprattutto di feticismo. La sensualità è mostrata senza tabù né limiti: i pezzi forti sono il tanga e le autoreggenti.

Fonte: https://www.vintachic.it

Sotto una seconda galleria

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SCELTA CONSAPEVOLE TRA LE FOTO

SCELTA DI UNA FOTO : spesso abbiamo foto APPARENTEMENTE simili che un buon occhio allenato vede comunque come molto diverse tra loro, il giusto e il sbagliato non esiste in foto, ma la consapevolezza e la scelta del fotografo.
Tanti fotografi pubblicano a caso, perchè non vedono certi particolari, o peggio pubblicano foto simili tra loro, non AVENDO FATTO UNA SCELTA CONSAPEVOLE.
In questo caso ho due foto:
la prima è più muscolare, la seconda è piu dolce emozionale, vediamo nel dettaglio. 
Nella PRIMA la linea del mento e del collo sono più accentuate, marcate, come il muscolo del braccia che è in tensione, valorizzando la fisicità e la muscolatura di Francesca. La mano ha più tensione, è più forte, stringe, è appassionata e passionale. 
Le gambe sono allineate, la linea del sedere rende il fondoschiena più bello. I capelli di contro sono messi meno bene, meno in ordine che scendono. Le punte dei piedi non sono in tensione. 
Nella SECONDA percepisco meno forza, muscolatura, passione, ma più dolcezza, emozione dovuta alla mano appoggiata e non forzata, i capelli scendono giù meglio, i piedi sono più aggraziati. 
In questo caso devo SCEGLIERE tra la forza, l’impeto e la dolcezza. 
Ecco che il messaggio cambia .

Francesca Dagrezio insegnante di posa di Scuola di Boudoir
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